Ecosistema di Cura, Saperi Situati e Interdipendenza Comunitaria
Originaria dell'Africa australe (lingue Nguni: Umuntu ngumuntu ngabantu), l'etica dell'Ubuntu concepisce la persona come nodo intrinseco di una rete comunitaria. Non esiste prosperità isolata né vittoria a spese altrui: se un membro della comunità è impoverito o marginalizzato, l'intera comunità ne risulta diminuita.
Mentre i giochi tradizionali di matrice coloniale (come Catan o giochi di conquista territoriale) basano il divertimento sul mito della Terra Nullius (terra vergine da colonizzare ed estrarre) e sull'accumulazione proprietaria individuale, Radici Condivise ribalta radicalmente il paradigma:
Ispirato all'esperienza del collettivo di Palermo nato da giovani migranti dell'Africa occidentale: in lingua pulaar, Giocherenda esprime "la solidarietà, la consapevolezza dell'interdipendenza e la gioia del fare insieme". Non un'operazione assistenzialista, ma la creazione di spazi orizzontali di narrazione ed empatia condivisa.
I giochi tradizionali africani non sono "reperti del passato" o "curiosità etniche": sono pratiche culturali viventi dotate di alta densità educativa, logica, etnomatematica e comunitaria.
Origine: Sudafrica.
Meccanica: Due persone oscillano una lunga corda con canti e ritmi precisi, mentre altri saltano a rotazione. Chi muove la corda deve sintonizzarsi empaticamente su chi salta: il gioco non esiste senza coordinazione reciproca e fiducia motoria.
Origine: Popoli Sotho, Tswana, Zulu.
Meccanica: Con una pietra lanciatrice (ghoen) scagliata in aria, il giocatore muove sassi all'interno e all'esterno di un cerchio prima di riafferrare il pezzo al volo. Sviluppa calcolo mentale, autovalutazione dell'errore e condivisione spaziale senza umiliazione dell'avversario.
Origine: Sudafrica, Lesotho, Botswana.
Meccanica: Gioco di allineamento e cattura su tavola geometrica a quadrati concentrici (spesso tracciata su pietra all'ombra). Pur essendo un duello strategico, assume valore Ubuntu perché giocato pubblicamente, con deliberazione collettiva e trasmissione intergenerazionale tra spettatori e contendenti.
Origine: Popolo Pedi/Bapedi (Limpopo e Mpumalanga).
Meccanica: Tavola a 4 file di 12 buche. La "semina" continua di semi distribuisce valore nel campo comune: ogni mossa trasforma la conformazione dell'intero sistema. È una potente metafora etnomatematica di interdipendenza ecologica.
Secondo la ricerca sul game design decoloniale e sull'apprendimento cooperativo, il valore trasformativo del gioco risiede nell'elaborazione collettiva finale. Discutete insieme le seguenti tre domande-chiave:
Durante le emergenze climatiche o i dilemmi di sussistenza, quale settore (acqua, semi, opere, memoria) ha subito la pressione maggiore? Chi nella comunità ha dovuto sacrificare la propria autonomia per preservare l'equilibrio?
C'è stato un momento in cui rinunciare al proprio vantaggio immediato (attivando il Patto Ubuntu o rifiutando la privatizzazione) ha garantito la salvezza dell'intero villaggio?
Come possiamo decolonizzare il nostro sguardo sulle risorse quotidiane (acqua pubblica, sementi libere, spazio urbano, accoglienza scolastica)? Come superare la logica dell'accumulo individuale per costruire "comunità di cura"?