Liquidazioni concettuali: cultura del risparmio e risparmio sulla cultura – di Marco Guastavigna; pubblicato in Insegnare 6/2011

 

Il piano per l’Editoria Digitale Scolastica prevede l’acquisizione di 20 prototipi, cioŹ esempi di “edizione digitale scolastica” vale a dire un prodotto che affronti una porzione consistente dei curricola (sic! NdR), venga pensato in un’ottica di trasversalitą tra discipline scolastiche diverse, sia funzionale al conseguimento di competenze, consenta di interagire efficacemente con le tecnologie digitali ormai presenti nella didattica quotidiana e contribuisca alla realizzazione di nuovi ambienti di apprendimento”.

A dire la veritą Ź tutto il documento “Verso le Edizioni Digitali Scolastiche” del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, Direzione generale per gli studi, la statistica e i sistemi informativi, firmato dal Direttore Generale, Emanuele Fidora, a soffrire di quella prosa faticosa che la Pubblica Amministrazione ineluttabilmente utilizza quando si misura con i processi culturali. Il frammento che abbiamo malignamente estrapolato Ź perė ulteriormente indicativo, perché, nel tentativo di costruire un modello di riferimento comprensibile con asserzioni non suffragate da alcuna evidenza, finisce con il ricorrere a una doppia equivalenza concettuale (nel testo il neretto Ź originale, mentre i corsivi sono stati inseriti dalla nostra redazione). E rivela cosď assenza di definizioni davvero chiare e autenticamente condivise, sul piano cognitivo come su quello, culturale del concetto di “editoria scolastica digitale” e impossibilitą di ricorrere ad indicazioni a loro volta veramente convincenti sul versante professionale. Nulla di cui stupirsi: questa Ź la cifra costante delle comunicazioni emanate dalle nostre istituzioni del settore dell'istruzione quando debbano passare – a proposito di tecnologie digitali applicate alla didattica - dalla teoria degli annunci rivolti a suscitare l'interesse (effimero anche se ricorrente) dei media a pratiche davvero capaci di generare contesti e materiali utili, sostenibili, replicabili.

Del resto, molti lettori ricorderanno che nemmeno l'esordiente Profumo, in varie interviste a quotidiani, riviste e tv e soprattutto nel forum con i lettori via Internet messogli con solerzia a disposizione da una Repubblica insolitamente filo-governativa nei primi giorni del suo ministero, ha risparmiato ai cittadini italiani ottimistiche dichiarazioni sulle “magnifiche sorti e progressive” della Didattica 2.0, quella rivolta a soddisfare i Nativi Digitali mediante Wikilibri, da utilizzarsi ovviamente sui Tablet, ovvero sui dispositivi elettronici di ultima generazione.

ť probabile che in quella occasione il neo-ministro si fosse fatto affascinare dalla visita alla scuola capofila del progetto “Book in progress”, in precedenza gią enfaticamente lodato dal consigliere di Gelmini, Max Bruschi, nel suo spazio Facebook, e che attualmente cosď si descrive sul proprio sito: “libri di testo, di elevato spessore scientifico e comunicativo, scritti dai 300 docenti della rete nazionale con capofila l’ITIS Majorana di Brindisi e stampati all’interno delle scuole. Con tale iniziativa si migliora significativamente l’apprendimento degli allievi e, contemporaneamente, si fornisce una risposta concreta ai problemi economici delle famiglie e del caro libri. Il piano editoriale del Book in Progress prevede la consegna dei libri di testo per le seguenti discipline: Italiano, Storia, Geografia, Scienze Integrate Chimica, Inglese, Scienze integrate Fisica, Diritto ed Economia, Matematica, Informatica, Tecnologia e Disegno, Scienze Naturali per le prime e seconde classi dei Licei, degli Istituti Tecnici e degli Istituti Professionali. La struttura del Book in Progress, (sic!) consente di variare, sulla base delle esigenze didattiche, formative e degli apprendimenti degli allievi, i contenuti da trasmettere. Con tale iniziativa, si valorizza la funzione docente e si concretizza la personalizzazione degli interventi formativi. Altro elemento positivo, che tale iniziativa porta con se (sic!), Ź quello di consentire alle famiglie un risparmio di spesa sulla dotazione libraria di circa Ř 300,00 rispetto ai tetti di spesa previsti dal Ministero. A tale iniziativa, sempre nell’ottica della promozione del successo formativo, si affiancano videolezioni, ed assistenza on line a favore degli alunni. Ciė al fine di consentire un piĚ pronto recupero degli apprendimenti”. Chi non venisse convinto ad aderire istantaneamente alla rete e a risparmiare sui libri da questa folgorante contaminazione tra stile burocratico e marketing pedagogico, puė scaricare a titolo di esempio le pagine in PDF di alcuni di essi. Oppure – sempre sul sito- gustare i diversi servizi sensazionalistici che i media hanno dedicato all'iniziativa, colpiti dal fatto che gli insegnanti rinuncino ai diritti d'autore; senza per altro precisare che nel mondo dei libri materiali esso Ź fissato in genere nel 5% del prezzo di copertina, mentre il resto della somma pagata dagli acquirenti va agli editori. E tanto meno chiarire come sia gestito dal punto di vista contrattuale, sindacale, professionale questo aggravio di lavoro. Da sottolineare inoltre che alcuni dei fascicoli dimostrativi sono interdetti a un uso effettivo dalla presenza di watermark[1] visibili, precauzione resa possibile dall'uso in produzione di un software editoriale professionale, come precisa il dirigente dell'istituto capofila in un'intervista rilasciata alla rivista Bricks, e a cui le dispense universitarie della mia generazione non avevano potuto fare ricorso o probabilmente non osano nemmeno pensare quei miei colleghi che tuttora dettano appunti – una sorta di ossimoro ad alta dissonanza cognitiva - a studenti che li scrivono sui propri quaderni cartacei con le loro biro: i progressi permessi dal digitale sono davvero stupefacenti!

I watermak sulle produzioni rilasciate in formato digitale caratterizzano per altro anche le scelte operate da molte delle case editrici tradizionali, interessate a proteggere in qualche modo i propri materiali da potenziali saccheggi da parte degli utenti o – peggio- da duplicazioni abusive da parte dei concorrenti. In questi giorni le sale insegnanti delle scuole cominciano ad ospitare gli agenti editoriali, snodo fondamentale della filiera destinata a convincere noi professori della bontą dei libri di testo. La battaglia Ź davvero campale: le scelte attuali saranno vincolanti per 6 anni e entra in vigore per la prima volta in modo assolutamente cogente la necessitą di proporre da una parte e di adottare dall'altra libri interamente scaricabili dalla rete o in “versione mista”. Quest'ultimo concetto Ź in sé tanto evidentemente vago che se ne Ź occupato in forma ironica anche Dario Ballantini nella trasmissione radiofonica “Ottovolante” del 27 febbraio 2012. In qualche caso la quantitą di soluzioni adottate per realizzare le edizioni miste Ź cosď articolata che finisce – mescolando versioni elettroniche dei testi da usare con le lavagne interattive, CD per tutti gli studenti e DVD riservati agli insegnanti, siti Web riservati, codici di accesso protetto, download di esercizi annunciati come interattivi (quasi esistesse la possibilitą di praticare esercizi inerti, ma al lessico 2.0 si perdona ormai ogni scempio!) con edizioni differenziate della medesima opera per licei, istituti tecnici e professionali – per provocare una sensazione di disorientamento anche in vecchie pellacce digitali come il sottoscritto. Una volta superata questa prima impressione, Ź perė evidente un fatto basilare: ciė che qualifica e interessa l'offerta editoriale tradizionale Ź il libro stampato su carta e rilegato. Questa Ź la merce in vendita, su questo si gioca la concorrenza, il resto Ź puro contorno, realizzato, propagandato e distribuito solo ed esclusivamente perché risulta obbligatorio farlo, dichiarando che i contenuti cartacei resteranno invariati per i fatidici 6 anni previsti dalla legge e che eventuali aggiornamenti (la cultura ha il difetto di essere dinamica e relativa, caratteristiche che mal si conciliano con le esigenze di certezza e staticitą della Pubblica Amministrazione) saranno resi disponibili via Internet, senza ulteriori esborsi da parte degli acquirenti. Ma anche qui le case editrici tradizionali sono del tutto tranquille: grazie all'espansione digitale, quanto da loro offerto Ź talmente sovrabbondante sul piano quantitativo (ogni volume Ź fatto di centinaia e centinaia di pagine, a fronte di discipline per cui sono previste magari 66 ore di lezione in un anno, sempre che non intervenga qualche causa di forza maggiore a eroderle) che quello delle integrazioni si configura come l'ultimo dei problemi. Ad osservare con disprezzo questa situazione e ad urlare il loro sdegno con tutto il fiato che hanno in gola si collocano  – in un'infinitą di gruppi su Facebook, di blog dedicati all'argomento, ma anche in qualche convegno e seminario “in presenza” - i NoPaper (creiamo anche noi uno slogan, nello spirito del marketing concettuale, che connota molto del dibattito sull'apprendimento di questi tristi anni). Molti sono in assoluta buona fede e non si rendono conto di rischiare di trasformare il confronto sugli strumenti utili per la produzione culturale, il dibattito intellettuale e gli apprendimenti in “tifo” sul modello calcistico, in quel bisogno di appartenenza e di schieramento aprioristico che caratterizza anche molta della pseudo-partecipazione politica attuale: sono per il “digitale” a prescindere, e per loro l'innovazione consiste in primo luogo nel rinnegare il passato, dogmaticamente rubricato come conservazione. Ci sono tutti i presupposti per sperare che il piano per l'Editoria Digitale faccia venire al pettine alcuni nodi fondamentali e rilanci, almeno in parte, il buon senso, magari lo spirito critico. Citiamo dall'annuncio ufficiale delle gare di acquisizione pubblicato sul sito del Ministero il 7.2.2012: “Contenuti liquidi, che possano essere travasati da un supporto tecnologico ad un altro, scomposti e adattati a diverse esigenze, pur conservando le proprie caratteristiche di base: queste in sintesi le caratteristiche richieste ai prodotti digitali che verranno selezionati da 20 istituti scolastici tramite altrettante Richieste d'Offerta lanciate, attraverso il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione MEPA www.acquistinretepa.it.A conclusione delle gare, Ź previsto che le proposte editoriali selezionate siano inserite in percorsi di sperimentazione didattica e messe a disposizione di studenti e insegnanti. L'azione Editoria Digitale Scolastica del MIUR nasce nell'ambito del Piano Scuola Digitale proprio con l'intento di promuovere e innovare profondamente la produzione e la fruizione dei contenuti digitali per la didattica. Le Linee Guida dell'Azione parlano di prodotti multimediali le cui componenti siano estrapolabili dal contesto e utilizzabili dai docenti nello sviluppo di materiali didattici personalizzati, richiedono strumenti di editing che consentano la rieditabilitą dei materiali, propongono fortemente l'utilizzo delle tecnologie di rete e di servizi integrativi per una didattica collaborativa, suggeriscono aree tematiche multidisciplinari nell'ottica di ricomposizione dei saperi”. Le Gare presentano un problema di merito: la gią citata mancanza di modelli culturali prima ancora che cognitivi convincenti Ź testimoniata dal fatto che le linee guida del progetto insistono soprattutto sulle specifiche dell'ingegnerizzazione del software, ma sono assolutamente asfittiche per quanto riguarda le altre dimensioni implicate dalla necessitą di costruire manufatti che siano protagonisti primari dei percorsi di apprendimento, che inneschino, semplifichino, arricchiscano direttamente lo studio e l'elaborazione, senza replicare e senza potersi appoggiare sugli strumenti e sulle metodologie che la tradizione ha consolidato. E ci sono anche problemi di metodo. Le Gare individuano a priori alcune aree disciplinari associate ai diversi ordini di scuola, e questo comprimerą per ovvie ragioni la creativitą ideativa e culturale dei soggetti interessati a partecipare al bando. Soprattutto – e probabilmente di questo gli artefici dell'operazione non si sono accorti o non hanno voluto tener conto – ci si rivolge a soggetti abituati alle logiche del mercato (investimento di rischio, concorrenza, successo o meno presso i potenziali consumatori) mediante i criteri del finanziamento pubblico (bando vincolato da specifiche, concorso, graduatoria, certificazione pubblica di rispondenza o meno), che creano un contesto molto diverso, che probabilmente molti dei potenziali partecipanti all'operazione rifiuteranno a priori, come dimostra il precedente della certificazione di qualitą didattica del software da parte della Biblioteca di Documentazione Pedagogica (poi Indire, attualmente ANSAS), a cui le grandi casi editrici si sono in maggioranza sottratte.



[1]   I watermak non sono nient'altro che una filigrana che serve a certificare e identificare la provenienza di un materiale. Nel mondo digitale Ź possibile inserirli facendo in modo che essi risultino visibili soltanto in certe situazioni, per esempio nel caso in cui il file, reso disponibile soltanto per la visualizzazione, venga stampato su carta o utilizzato in  altri modi non previsti dalle condizioni d'uso previste dal produttore.